Brexit X COVID X NO Recovery Fund. Le società di consulenza UK, cosa fanno…

Non sono momenti per facili per il Regno Unito and Boris! Piove sempre sul bagnato…

Oltre alla Brexit e al COVID si aggiunge la non eleggibilità del Paese per il Recovery Fund. Boris ha guidato la barca verso un mare non in burrasca, ma in tempesta. Siamo lontani dal mio aforisma preferito di W. Churchill “Il successo è la capacità di passare da un fallimento all'altro senza perdere l'entusiasmo.” Mi auguro che Boris, riesca a trovare l’entusiasmo necessario, anche se la strada è in salita, scivolosa e pietrosa.

La scadenza di ottobre imposta dall’UE per finalizzare con Londra un accordo quadro sulle loro relazioni post-Brexit è arrivata. Il settimo ciclo di negoziati tra UE e Regno Unito che si è aperto lo scorso 17 agosto, si è chiuso ancora una volta con un sostanziale nulla di fatto. “Ora rimane pochissimo tempo per concludere i negoziati”, ha avvertito Michel Barnier venerdì 21 agosto, al termine di una settimana di colloqui con il capo negoziatore per la Brexit del Regno Unito, David Frost.

Lasciamo agli opinionisti il dibattito su questi temi e chiediamoci come si comporteranno le società di consulenza registrate in UK quando Brexit diventerà operativo?  Molte delle storiche consulting non potranno più partecipare ai tender e alle call EU. Dovranno cambiare nazionalità e registrarsi in un altro Paese EU. La maggior parte degli esperti UK di mia conoscenza, hanno già fatto domanda per cambiare nazionalità oltre alla residenza. Non deve essere facile la vita per il migliaio di funzionari e agenti UK presso le istituzioni europee: senza un Commissario e senza i Ministri che partecipano alle riunioni.

I partner UK, perderanno la loro eleggibilità per i programmi UE nello scenario “no-deal Brexit”. La CE permetterà ai partner UK di lasciare i progetti in essere, il tutto non senza conseguenze. Limitatamente al programma Horizon 2020, UK ha ricevuto ad oggi 5 Miliardi di €, a vantaggio di 11.000 partecipanti per 6.600 progetti. Il Regno unito contribuiva all’11% del budget comunitario, ma ha ricevuto c.ca il 16% dei fondi EU per la Ricerca, contribuendo a rendere il paese un “beneficiario netto”. Nel futuro, i partner britannici potranno partecipare ai programmi UE, senza essere beneficiari dei fondi, vale a dire solo rimborsi spese.

Cosa pensano gli Italiani delle relazioni con UK? Un sondaggio del 1Ottobre 2020 pubblicato sul portale bilingue LondraItalia.com riporta che “il 66% di italiani ritiene opportuno che il Regno Unito rimanga coinvolto nei piani dell’Unione europea per fronteggiare l’attuale emergenza sanitaria, a livello di ricerca e distribuzione dell’antidoto, ma anche nello scambio di informazioni e delle buone prassi per evitare la diffusione del contagio”. Quindi solo emergenza sanitaria.

L’Unione perde un partner storico, portare di pragmatismo (nel passato) e di strumenti importanti per le visioni strategiche, negoziali e per la gestione. La lingua inglese rimane a futura memoria dei posteri: una figlia – la lingua - senza il Padre!

Author: 
Roberto Carpano
News category: 
Communication