Oltre la FASE 2. Come promuove l’innovazione senza nuovi investimenti in Ricerca e Sviluppo? ll Public Procurement of Innovation (PPI)

Oltre la FASE 2. Come promuove l’innovazione senza nuovi investimenti in Ricerca e Sviluppo? ll Public Procurement of Innovation (PPI)

Il Paese ha bisogno d’innovazione e mi pongo spesso la domanda se qualcosa cambierà dopo questa pandemia. Uno dei miei settori professionali è il Public Procurement Internazionale, dove affianco Amministrazioni Internazionali e Nazionali e Aziende nelle operazioni di lancio delle gare e preparazione delle proposte.  

Il mercato del procurement nei paesi UE è di 2,3 Trilioni di Euro/anno e rappresenta il 20% del PIL Europeo. Ricordo - innanzitutto a me stesso - che un sistema di efficace di procurement rientra tra gli obiettivi dei Sustainable Development Goals ed è parte integrante dell’Agenda Universale 2030.

Il paradigma attuale, in altre parole l’innovazione finanziata tramite politiche di sostegno all’offerta, mi convince in parte quando le risorse scarseggiano come nell’attuale crisi economica. Questa è la situazione attuale caratterizzata dai finanziamenti Europei H2020 e nazionali definita come “product procurement”.

Pertanto, mi sono chiesto se altri Paesi applicassero politiche di procurement orientate a fare emergere l’innovazione esistente, quella orientata all’offerta.  Quest’approccio è definito come “functional procurement” o Public Procurement of Innovation (PPI). Ho iniziato a studiare e intervistare colleghi per lo più Scandinavi e ho trovato elementi interessanti.

La differenza di approccio è “copernicana”. Nel product procurement la stazione appaltante definisce il servizio, fornitura o lavoro da fornire. Con il functional procurement, la stazione appaltante identifica il problema da affrontare e si aspetta che l’azienda proponga soluzioni o azioni funzionali. Quest’orientamento “libera” innovazione, creatività esistente e riduce – non sostituisce – la spese per finanziare nuova innovazione. Per gli addetti ai lavori, quest’approccio è cugino dell’Open Innovation.

Per esempio, l’Agenzia Federale Austriaca ha affrontato il problema di aumentare l’efficienza dei magazzini per lo stoccaggio del legno diminuendo il consumo energetico e mantenendo costante il livello dell’umidita. Identificando i problemi da risolvere e non le soluzioni da applicare, l’Agenzia ha ricevuto dalle aziende che hanno partecipato alla gara offerte con soluzioni più efficaci rispetto a quelle di un classico “product procurement” limitato alla fornitura d’impianti di climatizzazione.

La situazione in Italia? Un puntuale studio della Banca D’Italia rileva che l’applicazione del PPI è lasciata all’iniziativa dell’amministratore in mancanza di un quadro regolamentare unitario. Ecco un altro tassello da affrontare nelle relazioni Stato Regioni. La maggior parte dell’impegno normativo italiano è concentrata sul product procurement con la creazione di CONSIP nel 1998 che non ha responsabilità su PPI. La normativa Europea non solo permette il PPI ma addirittura lo incoraggia con la direttiva 2014/24.

Gli ingredienti ci sono tutti come idee, esempi e quadro normativo. Riusciranno gli Argonauti della Fase 2 a farne tesoro?

Author: 
Roberto Carpano